Nel panorama della ricerca scientifica finalizzata allo sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili, le tecnologie per lo sfruttamento dell’energia eolica sono quelle che fanno registrare i progressi più rapidi ed interessanti e che più di altre potranno, nei prossimi anni, contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra.
L’energia eolica è già oggi in grado di competere, euro dopo euro, kilowatt dopo kilowatt con le fonti energetiche convenzionali. L’eolico può davvero accelerare il passaggio dai combustibili fossili o nucleari alle energie rinnovabili.
Una delle turbine a vento più grandi dal mondo è attualmente in fase di assemblaggio nel nord della Germania. Si tratta solo di una “prova”: così la definisce la compagnia tedesca REpower che sta pianificando la costruzione della centrale eolica offshore più grande al mondo.
L’eolico offshore (impianti eolici costruiti in mare aperto) rappresenta un nuovo approccio allo sfruttamento del vento che coniuga le conoscenze acquisite nel campo dell’eolico tradizionale con l’esperienza maturata nella costruzione di piattaforme marine per l’estrazione di gas o di petrolio. I risultati dei primi impianti eolici offshore costruiti in Danimarca, Regno Unito, Irlanda e Svezia sono d’altra parte incoraggianti e ci inducono ad essere ottimisti sulla possibilità di utilizzare questa tecnologia su larga scala, anche se rimangono degli aspetti problematici relativi soprattutto al rischio sul piano dei finanziamenti e della copertura assicurativa dei progetti e ai costi da sostenere per l’adeguamento delle reti elettriche nazionali e l’interconnessione con gli impianti eolici offshore.
Una volta installata, si prevede che la turbina produrrà sei megawatt di potenza e riuscirà a fornire energia elettrica a 5769 famiglie. Se tutto andrà come la tedesca REpower auspica, il primo dei giganti di acciaio sarà in piedi entro la fine della settimana, mentre altre due turbine a vento saranno installate prima di Pasqua.
La Germania è riconosciuta come leader mondiale nelle realizzazioni legate alle energie rinnovabili.
Nel Mare del Nord e nel Mar Baltico sono svariati i progetti che prevedono la costruzione di parchi eolici anche se la recente crisi finanziaria ne sta rallentando l’attuazione.
[Fonte: climatrix.org]
Lo pubblica proprio oggi il quotidiano iberico El Pais: oramai la produzione di energia in Spagna per un terzo é tratta da fonti rinnovabili.
E con questo 30% di elettricità consumata, gli spagnoli hanno raggiunto l’obiettivo deciso nel 2001 dalla Ue per il 2010 e che, secondo i dati della Rete Elettrica, soltanto un anno fa pareva impossibile.
Tra i vari fattori che hanno aumentato l’importanza delle rinnovabili è stato il calo della domanda generale di energia, dovuta alla crisi economica che ha consentito di conseguenza l’incremento “percentuale” della potenza installata nell’eolico nell’ultimo decennio, e poi va considerato il grande aumento delle precipitazioni che hanno fatto aumentare di ben il 126,4% la produzione dell’energia idraulica, fra gennaio e marzo, a fronte del medesimo periodo del 2008. A febbraio 2008, l’eolica è stata pari al 15,8% del consumo generale, l’idraulica ha raggiunto il 15,6%. Secondo fonti di Rete Elettrica, é prevedibile che in primavera si mantenga questo standard, secondo i dati della Rete Elettrica, se continuerà a piovere, anche se con una fisiologica diminuzione in estate.
Per quanto riguarda l’energia solare fotovoltaica, il cui contributo comincia ad essere significativo, circa il 5% del totale, secondo gli studi di di Heikki Mesa, responsabile del cambi climatico del Wwf Spagna.
Ma è tanta anche l’energia pulita che va perduta per sovraccarico, dato che la rete elettrica ha un sistema che consente di controllare costantemente la produzione e ordinare la disattivazione dei dispositivi eolici in caso di sovrapproduzione. Come è successo a novembre 2008 quando, in presenza di una forte perturbazione atmosferica, Rete Elettrica disattivò ben il 37% degli impianti eolici, non potendo assorbire tutta l’energia prodotta.
[Fonte: blog.energiadomani.info]
Il premio Nobel Carlo Rubbia si dice “scettico” sull’utilizzo del nucleare. Secondo quanto riporta l’agenzia Ansa per il fisico italiano “il nucleare è il passato, appartiene al futuro solo in Italia”, mentre non ci sarebbe “sforzo per le energie rinnovabili”. Rubbia sottolinea come l’utilizzo dell’atomo pone grandi problemi come la gestione delle scorie, investimenti enormi e l’attesa di “15 anni prima del primo ritorno”. (Notizia su Ansa)
Nel parlare di energie rinnovabili facciamo riferimento sopratutto alle tecnologie da fonte solare o eolica, probabilmente perché sono quelle che hanno raggiunto un grado di maturità tale da essersi ritagliate una buona fetta di mercato. Ma è importante seguire i grossi passi in avanti che stanno facendo altre tecnologie rinnovabili.
A tal proposito vorrei segnalare il nuovo record di potenza elettrica raggiunto da una centrale alimentata dalle maree sulle coste irlandesi. L’impianto SeaGen, che è una sorta di “mulino eolico subacqueo” i cui rotori sono messi in movimento appunto dalla forza delle maree, ha raggiunto qualche giorno fa la sua massima potenza di 1,2 MW.
Dai dati di produzione storici e dagli interventi fatti sull’impianto si è arrivati a supporre che nel prossimo anno potrebbe essere capace di arrivare a produrre 4.000 MWh anno di energia elettrica, una quota sufficiente per soddisfare il fabbisogno di circa 1.000 abitazioni.
Questo nuovo record apre importanti scenari anche per questa tecnologia. Per cui può rivelarsi utile seguire il suo trend evolutivo e capire se questi impianti avranno una concreta possibilità di inserimento nel mercato dell’energia. A tal proposito è interessante segnalare come anche agli italiani abbiano messo gli occhi su queste centrali.
E’ stato infatti presentato un progetto da Michael Wrigley, presidente di Iet France, e Antonio Savini, direttore del Museo della tecnica elettrica di Pavia, il quale punta a sfruttare le forti correnti prodotte dalle maree che spazzano le coste britanniche e il canale della Manica per produrre elettricità.
Fonte: Ecoblog
Il Giappone sta sperimentando un interessantissimo metodo per generare elettricità pulita e gratuita: catturando l’energia dei pedoni con un tappeto piezoelettrico, sarà possibile generare 0.5W ogni volta che una persona di almeno 60Kg ci cammina su.
L’energia generata dalla ‘zolla’ di tappeto piezoelettrico (90cm quadrati) alimenta attualmente un display LED che tiene il conto dell’energia generata: si trova all’esterno della stazione ferroviaria di Shibuya, Tokio, e sfrutta l’intenso traffico pedonale di quella zona.
Il tappeto piezoelettrico è sorprendentemente sottile (soli 2,5cm di spessore), ed ha una consistenza in tutto e per tutto paragonabile a quella dei tappeti da ‘camminata’ in stile ‘red carpet’.
L’installazione verrà rimossa il 26 Dicembre: ha fornito interessanti indicazioni su questa tecnologia. Presto i Giapponesi potrebbero letteralmente ‘tapezzare’ i propri marciapiedi, e con loro anche altre nazioni.
Una tecnologia del genere può incoraggiare i cittadini del mondo a passeggiare di più anzichè prendere l’auto: camminando non solo si potrà prevenire un danno alla salute e fornire un aiuto all’ambiente, ma addirittura produrre energia per alimentare, magari, l’illuminazione pubblica.
Passo dopo passo verso le ’strade energetiche’, insomma.
Fonte: Giappone360
Quasi quasi, installo dei pannelli solari sul mio tetto, ma quanta energia riuscirò a guadagnare?
Quali sono i rapporti tra costi di esercizio e risparmio energetico?
Ecco un’idea veramente interessante, l’utilizzo di Google Maps, che grazie al suo naturale interfacciamento con i dati geografici di latitudine e longitudine, sa esattamente la quantità di esposizione annuale del vostro tetto nella vostra regione del pianeta.
Andate sul sito, trovate il vostro tetto, delimitate l’area di esposizione e poi fate fare i calcoli al servizio che vi restituirà in anticipo un grafico delle potenze erogate presunte durante l’anno.
Ricco di particolari, come l’orientamento delle tegole ed il loro angolo rispetto al piano il servizio è decisamente innovativo e funzionale.
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